E’ ancora possibile salvare il Trattato nucleare concluso con l’Iran il 2 aprile 2015 ? L’UE auspica una soluzione diplomatica. Anche il ministro degli Esteri russo punta a una ripresa dei colloqui e sollecita gli USA a mostrare la loro volontà di tornare al Trattato. Il presidente turco Erdogan chiede agli USA, che hanno denunciato il Trattato nel 2018, di fare un passo indietro e abolire le sanzioni contro l’Iran. Finché questo non avverrà, Teheran rifiuta di discutere con il presidente Biden, mantiene in funzione le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio e pone limiti ai controlli da parte dell’IAEA.

C’è pero’ un’altra potenza che vuole impedire che l’Iran si doti dell’arma atomica. E’ Israele, il più accanito avversario dell’Iran. Il governo Netanjahu ha rifiutato il Trattato fin dall’inizio. La ministra degli Esteri israeliana giudica le limitazioni dei controlli dell’IAEA imposte da Teheran come una « minaccia » che « impone una reazione ». In questi giorni, il ministro della Difesa israeliano ha spiegato quale. « Non aspetteremo che la comunità internazionale blocchi la « escalation nucleare » in Iran » ha detto. Un possibile attacco militare di Israele contro l’Iran senza accordo con Washington non preoccupa solo la nuova amministrazione Biden. Israele, infatti, anche se non lo ha mai ammesso, è una potenza nucleare.

Israele è uno dei quattro paesi che non hanno aderito al Trattato di messa al bando delle armi atomiche. Le rischieste di ispezione degli impianti e depositi militari israeliani sono categoricamente respinte. Quello che è chiaro è che il programma atomico dello Stato ebraico è cominciato, con l’aiuto francese, già alla fine degli anni 50, vicino alla città di Dimona – 90 km a sud di Gerusalemme – con la costruzione di una « fabbrica tessile » che si chiama nel frattempo « Shimon Peres Negev Nuclear Research Center ». Esperti dell’Istituto per la Ricerca della Pace (SIPRI) di Stoccolma pensano che Israele vi ha recuperato tanto plutonio da equipaggiare fra 80 e 90 testate nucleari. 30 sono bombe a gravitazione tradizionali che possono essere sganciate da bombardieri. Altre sono su missili balistici delle serie Gerico-1 e Gerico-2. La loro portata è fra 5000 e 7500 km.

L’interesse dei servizi segreti per l’impianto nucleare nel deserto di Israele è grande. Talvolta anche satelliti commerciali, che per molto tempo non hanno registrato nessun cambiamento, possono fornire indicazioni importanti. Una foto dal satellite presa il 22 febbraio 2021 da Planet Labs mostra giganteschi lavori sul terreno dell’impianto. A sud-ovest del vecchio reattore ad acqua pesante, avviato negli anni 60, si puo’ vedere un buco lungo circa 150 metri e largo 60. Nelle vicinanze c’è una fossa lunga 330 metri. A 2 km di distanza sono in corso altri lavori. E altre foto di Planet Labs indicano che i misteriosi lavori di scavo sono cominciati all’inizio del 2019. Naturalmente Israele sa che l’impianto di Dimona è sotto osservazione. E’ evidente che nulla è stato fatto per nascondere i lavori. Si tratta di una dimostrazione di forza ? In caso affermativo ci si chiede perché il cambiamento di situazione non sia da tempo oggetto di indagini ufficiali.

Quello che viene fatto nel Nuclear Research Center continua ad essere ignoto. Il governo israeliano ha, come al solito, ignorato le richieste dell’Agenzia di stampa AP. Anche gli esperti devono accontentarsi di supposizioni. Quella più realistica è che Israele abbia intenzione di sostituire il suo vecchio reattore con uno nuovo per proiettare nel futuro il suo programma di armamenti atomici e produrre più trizio. Il prodotto radioattivo accessorio, facilmente ottenibile, è usato per aumentare la potenza esplosiva delle bombe atomiche. Potrebbe anche darsi che ci sia bisogno « solo » di più plutonio tradizionale per produtte nuove testate o prolungare la durata di quelle esistenti. Qualunque cosa significhino i lavori di scavo, è chiaro che anche a Teheran le foto sono state attentamente esaminate e valutato il suo effetto propagandistico. Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che qualunque discorso relativo al programma nucleare iraniano non solo non ha « alcun senso » ma è pura « ipocrisia ».

Giustiniano

15 marzo 2021

 

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