« Sensori di movimento, telecamere che rilevano i volti, apparecchi radar e sistemi a raggi infrarossi » – la Repubblica dominicana intende intensificare la sorveglianza alla frontiera del suo vicino, Haiti. « Entro due anni vogliamo porre fine ai seri problemi dell’immigrazione illegale, del traffico di droghe e del contrabbando di auto rubate di cui soffriamo da anni », ha dichiarato il presidente Luis Abinader presentando in questi giorni i progetti per la costruzione di un muro di confine. I lavori dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2021. Mentre Abnader ha parlato di una barriera di 380 km, per il suo ministro degli Esteri si tratta « solo » di 190. « La frontiera dominicano-haitiana è lunga 391 km. « Oggi c’è una barriera lunga 23 km » ha detto in una trasmissione TV. « Per la fine di quest’anno saranno aggiunti altri 30 km in luoghi facilmente accessibili. » Sono in corso trattative con due imprese israeliane e una spagnola. Il progetto pilota sarà realizzato da « Advanced Defense Systems », un’azienda pubblica israeliana di armamenti che produce, fra l’altro, sistemi anticarro per i carri armati tedeschi Leopard. Anche il sistema antimissile mobile « Iron Drome » è prodotto da « Rafael Advanced Defense Systems ». Si tratta dunque di proteggere militarmente la frontiera.

Nella Repubblica dominicana (11 milioni di abitanti) vivono, secondo stime ufficiali, quasi mezzo milione di profughi haitiani. Per ogni nuovo governo dominicano il tema immigrazione è prioritario. Le relazioni fra i due paesi, che si dividono l’isola di Hispaniola, sono storicamente difficili. La causa è il loro diverso sviluppo : mentre la Repubblica dominicana è una delle più ricercate mete turistiche dei Caraibi, Haiti è il paese più povero del continente americano. Il motivo è da cercare nella storia coloniale. Come contropartita per il riconoscimento diplomatico dopo l’indipendenza, nel 1804, della prima repubblica nera libera del mondo, la Francia pretende da Haiti, a partire dal 1824, riparazioni per una cifra corrispondente, oggi, a 40 miliardi di euro, perché possa prendere parte al commercio internazionale. Sono stati necessari 120 anni ad Haiti per pagare la somma. E il suo sviluppo è stato bloccato. Il 14 gennaio Abinader, eletto ad agosto 2020, e il suo collega haitiano Jovenel Moïse, avevano siglato un accordo che, oltre alla collaborazione in diversi settori, come l’amministrazione e la sanità, obbliga all’adozione di misure contro « il flusso migratorio irregolare » e « per il rafforzamento della sicurezza e del controllo della frontiera ». La costruzione del muro non fa parte di questi obblighi, ma prende in considerazione l’impiego di tecnologie contro l’immigrazione irregolare, la tratta di essere umani, il traffico di armi e di droghe e il furto di bestiame.

Ciononostante, il progettato muro fa discutere. Il presidente della Camera lo difende: « penso che la doppia barriera confinaria annunciata dal presidente (…) sia una misura corretta, auspicata da gran parte della popolazione ». Effettivamente, parte della gente approva. Gli esperti, invece, sono dubbiosi. L’idea di costruire un muro alla frontiera rinfocola « risentimenti, xenofobia e razzismo », secondo il coordinatore del Comitato nazionale per le migrazioni e i profughi, indipendente, che condanna la deportazione di persone prive di documenti e gli ostacoli al loro rinnovo per immigrati legali, che trovano difficilmente un alloggio. « E’ una persecuzione permanente » dice. Un muro, inoltre, è un pericolo per la vivace circolazione frontaliera. E costa molto. Dovrebbero invece essere finanziati progetti di sviluppo, vantaggiosi per le popolazioni frontaliere haitiane e dominicane. Per Juan Del Rosario, professore all’università autonoma di Santo Domingo, « finché Haiti sarà estremamente povera e politicamente instabile, permarrà una pressione migratoria. I muri non servono. « Potete costruire muri alti 100 metri, la gente troverà il modo di superarli ». Del Rosario cita l’esempio degli USA, dove l’ex presidente Trump aveva promesso un muro gigantesco alla frontiera messicana. « Malgrado risorse molto maggiori e una migliore tecnologia, non è stato possibile ».

Giustiniano

16 marzo 2021

 

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