Da quando la ministra dell’Insegnamento superiore, della Ricerca e dell’Innovazione di Emmanuel Macron ha annunciato un’indagine sull’ « Islamo-gauchismo », pretesa alleanza fra sinistra e islamisti, nelle università francesi, lo scalpore è grande. Come previsto, il fatto che Frédérique Vidal, già presidente dell’Università di Nizza-Sophie Antipolis,  si appropri spudoratamente di questo classico della polemica fascio-lepenista incontra forti resistenze. In una petizione, 600 intellettuali, fra i quali l’economista Thomas Piketty e la sociologa Dominique Méda, esigono le sue dimissioni. Le motivazioni della Vidal suggeriscono un’analogia con il concetto nazionalsocialista del « giudeo-bolscevismo », applicato dal 1940 anche nelle  università francesi per « ripulirle » da ebrei e « bolscevichi ».

L’iniziativa della Vidal si inscrive in una tendenza politica degli ultimi anni. Macron e il suo governo si spostano sempre più a destra. In parlamento devono tener conto dei voti dei « Républicains », il vecchio partito di Sarkozy. E allora il presidente, teoricamente privo di profilo politico, assume il ruolo dell’uomo d’ordine. Diversamente dal 2017, tenta di nascondere l’immagine dell’uomo dell’élite, colto e cosmopolita. Anche per lui, il punto di riferimento diventa sempre di più la sua concorrente, Marine Le Pen, volgare quanto basta, secondo le regole della demagogia più sguaiata, nel suo ruolo di « voce del popolo ».

Naturalmente, le critiche di Macron alla sinistra per il suo atteggiamento nei confronti dell’Islam non hanno nulla a che vedere con la riflessione autocritica che, su questo come su altri temi, un’area politica che tenta di ricostituirsi su nuove basi tenta di sviluppare. Per il presidente, l’«islamo-gauchismo » è una congiura degli ambienti scientifici « postmoderni » di quell’area nelle università francesi. Per la Vidal, è la sua « ideologia multiculturale » l’humus dell’insurrezione islamista. Al suo atteggiamento non è estranea la storia coloniale francese, in particolare quella della guerra d’Algeria, la cui linea del fronte è rimasta sostanzialmente intatta nella Francia di oggi. Per Emmanuel Macron e il suo governo, la ricerca sul colonialismo e il razzismo non è « patriottica ».

L’indice puntato sulle scienze umane e su gruppi di professori e studenti, nipotini dei « giudeo-bolscevichi » di un tempo diventati « islamo-gauchisti », serve ad andare a pesca nell’elettorato lepenista. Per le elezioni del 2022 Macron, il cui governo non disdegna contatti più che cordiali con le monarchie del Golfo e con il generale Al-Sissi, vede avversari soltanto a destra. Che si sbagli ???

Giustiniano

11 aprile 2021

 

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