Crisi ? Quale crisi ? Le grandi imprese USA degli armamenti crescono come se la pandemia non avesse appena colpito il loro paese, minacciando la sua economia. L’esempio più recente : Lockheed Martin. L’azienda di Bethesda (Maryland), alla periferia di Washington, che produce, in valore, più armamenti di qualsiasi altra nel mondo, va di successo in successo e potrebbe registrare un aumento del suo giro d’affari dai 15,7 miliardi di dollari del primo trimestre 2020 ai 16,3 miliardi nel primo trimestre del 2021. Anche il profitto trimestrale è salito da 1,7 a 1,8 miliardi. Secondo gli analisti, la tendenza continuerà. Se Lockheed Martin aveva già potuto aumentare il suo giro d’affari lo scorso anno – da 59,8 miliardi nel 2019 a 65,4 nel 2020 – nell’anno in corso dovrebbe raggiungere 68,1 miliardi.

Gli ordini non mancano. Il portafoglio dell’azienda, che vende anche prodotti non militari ma realizza con la vendita di armi il 90% del suo fatturato, calza come un guanto alle crescenti tensioni nel mondo e alla politica del governo USA. Uno dei suoi successi più noti è l’F-35, un aereo da caccia di quinta generazione ordinato non solo dall’aviazione USA ma anche da vari alleati NATO, dalla Gran Bretagna alla Polonia, all’Italia ed altri. Recentemente l’amministrazione Biden ha autorizzato la fornitura di 50 F-35 agli Emirati Arabi Uniti. Lockheed Martin ha appena ricevuto una commessa da 3,7 miliardi di dollari per l’ammodernamento di un sistema antimissile USA ed è in competizione con Northrop Grumman, la terza produttrice di armi del mondo, per la costruzione di un nuovo sistema antimissile da 12 miliardi di dollari. L’impresa approfitta anche delle opportunità nella guerra spaziale, sempre più importanti. Ha presentato qualche giorno fa nuovi satelliti militari in grado di seguire in tempo reale obiettivi nemici sul campo di battaglia e informare le truppe che combattono a terra, nell’aria e in mare.

L’importanza delle guerre nella crisi è dimostrata dall’esempio del secondo produttore mondiale di armi : Boeing. L’anno scorso il suo giro d’affari ha subito una riduzione del 24%, passando da 76,6 miliardi di dollari nel 2019 a 58,1 nel 2020. Il crollo, provocato dal fermo del traffico aereo durante la pandemia, sarebbe stato più grave se Boing non fosse riuscita a registrare un progresso, da un giro d’affari di 26,1 a 26,3 miliardi di dollari, nel ramo militare. E mentre la produzione di aerei civili continua ad essere in crisi, l’azienda puo’ contare sugli ordini dei militari. Anche se ha perso nella competizione con Lockheed Martin e Northrop Grtumman per la commessa del nuovo sistema antimissile da 12 miliardi, puo’ ammodernare il collaudato sistema « Patriot » per 1 miliardo. Spera inoltre in futuri profitti con la vendita del suo nuyovo drone per rifornimento di carburante, che ha superato con successo i test l’anno scorso.

L’esercito tedesco ha ordinato alla Boeing 45 aerei da combattimento F-18, fra l’altro per impiegarli nel trasporto delle bombe atomiche depositate a Büchel…

Giustiniano

22 aprile 2021

 

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