L’eterno primo ministro israeliano Benjamin Netanjahu ha parlato lunedi’, alla sua maniera inverosimile e demagogica, di una « battaglia fra tolleranza e intolleranza, fra violenza senza legge da una parte e ordine dall’altra». Intendeva l’assalto brutale e l’occupazione del Haram Al-Sharif, che gli ebrei chiamano il « monte del tempio », da parte di centinaia di poliziotti israeliani. Il numero di arabi e palestinesi feriti negli scontri è salito rapidamente nel corso della giornata. Nel primo pomeriggio erano già oltre 300, 250 dei quali hanno dovuto essere trasportati in ospedale e almeno dieci in condizioni critiche. Nello stesso tempo la polizia denuncia 21 feriti nelle sue file, uno dei quali ha dovuto ricorrere a cure mediche

Le proteste durano da diversi giuorni. Sono provocate dall’intenzione degli occupanti di scacciare dalle loro abitazioni nella città vecchia di Gerusalemme 70 residenti arabi del quartiere di Scheikh Dscharrah. Migliaia di persone avevano trascorso la notte da domenica a lunedi’  sul Haram Al-Scharif, dove si trova la Moschea Al-Aksa. Anche in altre città israeliane ci sono state nei giorni scorsi proteste della popolazione araba. Per la prima volta nella storia dello Stato sionista c’è la prospettiva che i partiti della minoranza araba – 1/5 della popolazione – siano decisivi per il raggiungimento di una maggioranza in grado di governare. Le due forze  principali di Israele, sostenitori di Netanjahu e partigiani di un « cambio », sembrano disposti ad accettare questa opzione. Nella misura in cui la soluzione a due Stati diventa sempre meno realistica, cresce quella di uno Stato con due nazioni ( ???).

Ma le controtendenze restano forti. Solo nel pomeriggio il governo ha deciso di imporre un altro percorso al tradizionale corteo del « Giorno di Gerusalemme », una marcia attraverso la parte araba della città sotto le bandiere israeliane che si ripete ogni anno per festeggiare l’occupazione nel 1967 di quella che gli ebrei considerano, grazie all’appoggio dell’amico americano e con assoluto disprezzo di ogni regola del diritto internazionale, la loro capitale. Il cambio di percorso è stato « suggerito » da esercito e servizi segreti e osteggiato dalla polizia. Sempre lunedi’, il parlamento doveva votare tre proposte di legge del Likud, il partito di Netanjahu, che prevedono, fra l’altro, l’ennesima legalizzazione di « avamposti » per procedere nell’espansione delle colonie sioniste nei territori abitati da palestinesi ed occupati durante la Guerra del 1967.

Giustiniano

11 maggio 2021

 

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