Sono di sinistra nel senso di un cambiamento della società le caratteristiche di Rudi Dutschke, uno dei portavoce del movimento extraparlamentare del 68 nella Germania ovest. Nelle registrazioni dei suoi discorsi si puo’ apprezzare l’impeto oratorio di questo agitatore illuminato, nato nel 1940 e cresciuto nella Repubblica democratica tedesca. La casa editrice Ousia diffonde da anni l’eredità della rivolta antiautoritaria, il cui centro era un’utopia socialista consiliare, e pubblica adesso un box di CD con 12 registrazioni originali di Dutschke, vittima nel 1968 di un attentato fascista le cui conseguenze ne provocheranno la morte 10 anni dopo.

Molti concetti centrali come quello di « forze produttive » fanno parte di un universo marxista che per alcuni oggi è tabù o passato di moda. Rimandano a complessi nessi teorici che sono definiti e vengono usati da Dutschke in modo appropriato. Una cosa non ovvia. Dutschke non è moraleggiante, ma le sue riflessioni sono sature di riflessioni morali. Gli ammonimenti sono in forma di autocritiche e non di accuse. Il pensiero di Dutschke è influenzato dall’appello di Ernst Bloch affinchè il razionalismo scientifico non si irrigidisca in fredda politica.

Dutschke si chiede se spetti ancora alla rivoluzione proletaria e alle classi lavoratrici il ruolo universale della liberazione. Marcuse gli risponde. Considera la classe lavoratrice degli USA riformista e vede in quella europea elementi di reminiscenze e forme politiche che potrebbero contenere ancora la liberazione dell’uomo. Marcuse rivaleggia in precisione e chiarezza con Dutschke. « L’utopia di Rudi » scrive la moglie e compagna di lunga data Gretchen Dutschke nel libro che correda i CD, « era la speranza in un futuro senza fame, sfruttamento e guerre »…

Giustiniano

30 maggio 2021

 

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