Nell’estate 2018, 9.000 tonnellato di rifiuti in balle lasciano l’Italia. La destinazione – il porto di Costanza, in Romania – è cambiata durante il viaggio. Finiscono in Bulgaria, nella città di Pleven. Ammucchiate all’ingresso di un capannone senz’acqua né elettricità o capacità di riciclaggio, continuano a marcire. Tuttora. Informate l’anno scorso dell’illegalità del loro stoccaggio, le autorità bulgare risalgono agli speditori : due società eco-mafiose che si sono liberate di rifiuti accumulati da anni nei dintorni di Napoli. Non è l’unico carico del genere. L’esportazione legale e illegale verso l’Europa dell’est è in pieno boom. Dal 2018, quando la Cina ha chiuso le porte a 24 tipi di rifiuti, fra cui la plastica, il commercio mondiale si è adeguato. Fino al 2017, Cina e Hongkong importavano annualmente l’85% dei 12 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. In un anno il volume delle loro importazioni è crollato del 99%. Le società esportatrici si sono dirette allora verso altri paesi asiatici, come la Malesia. L’UE soprattutto verso l’Europa dell’est.

Secondo i dati di Eurostat, fra il 2011 e il 2020, le esportazioni europee di rifiuti riciclabili è diminuita del 20% e quella di rifiuti di plastica del 52%. I più grandi produttori di rifiuti, Francia e Germania, hanno dovuto trattare direttamente una parte maggiore dei loro rifiuti o trovare sbocchi all’interno dell’UE. Secondo Interpol « i membri dell’UE che importano sempre più rifiuti di plastica sono nell’Europa dell’est. Fanno largamente ricorso alle discariche e hanno prezzi per il trattamento dei rifiuti più bassi degli altri Stati europei. I criminali ne approfittano per esportare illegalmente verso questi paesi ». Questa dinamica è evidente in Romania e in Bulgaria. Nel 2019 sono entrati in Bulgaria 48.900 tonnellate di residui di plastica (nel 2014 erano 15.500). In Romania le importazioni sono quasi triplicate, passando da 38.600 tonnellate nel 2014 a 99.400 nel 2019 (cifre che riguardano solo flussi legali).

Sempre secondo Interpol, « l’UE impone controlli più stretti sui rifiuti esportati in paesi fuori dell’OCSE. Questo spiega probabilmente l’aumento dei trasferimenti illegali all’interno dell’UE, tanto più che nei paesi asiatici la vigilanza è aumentata. I due paesi maggiormente interessati sono Romania e Repubblica cèca. » Uno degli abusi più comuni è il falso etichettamento dei rifiuti. Computer o frigoriferi vecchi sono esportati, come oggetti d’occasione mentre sono in realtà inutilizzabili e dovrebbero essere considerati come rifiuti. In caso di controlli, distinguere è complicato. Le false dichiarazioni sono moneta corrente. Il 7 aprile guardie ambientali romene hanno intercettato nel porto di Costanza 50 container spediti dalla Germania da una società belga. Dovevano contenere plastica riciclabile. In realtà erano pieni di rifiuti metallici, pile e componenti elettronici. Dietro queste frodi si nascondono regolarmente ecomafie, specialmente italiane, che dispongono di coperture in alto loco. Un anno fa il vice-ministro dell’Ambiente bulgaro, Jivkov, è stato arrestato per complicità nei traffici illegali di rifiuti provenienti dall’Italia.

Una volta arrivati a destinazione, rifiuti legali e soprattutto illegali pesano sui sistemi di riciclaggio e di gestione dei rifiuti, privi spesso di mezzi per gestirli. In Romania, i rifiuti importati alimentano le discariche illegali nelle campagne o sono bruciati nei cementifici in nome del « recupero d’energia » (una pessima soluzione che non tiene conto dei principi di economia circolare europei). Nel frattempo i rifiuti romeni si accumulano nelle discariche. Interpol segnala che « la valorizzazione energetica dei rifiuti nell’industria del cemento non è al riparo dalla criminalità. In Romania, il settore è noto per bruciare residui importati illegalmente via società italiane sospettate di essere legate a gruppi mafiosi ».  Ancora più inquietanti gli incendi volontari a cielo aperto, che si moltiplicano. Per sbarazzarsi di masse di rifiuti inutilizzabili, talvolta la cosa più semplice è bruciarli. Nel maggio 2018 2.600 tonnellate di rifiuti domestici, inviati illegalmente dal Regno unito in Polonia, sono andati in fumo in una discarica illegale,. E’ uno degli 80 incendi di detriti registrati nel paese nel 2018. Si suppone che la maggior parte sia dolosa, per distruggere le prove.

L’UE dispone di una serie di norme che inquadrano strettamente, in teoria, il trasferimento di rifiuti. L’esportazione di rifiuti pericolosi verso paesi non aderenti all’OCSE è proibita come quella di rifiuti non destinati al riciclaggio. Dal 1° gennaio una nuova direttiva vieta l’esportazione di residui di plastica non selezionati verso paesi meno sviluppati e le esportazioni intra-europee sono inquadrate più strettamente. Questa nuova disposizione è lungi dall’essere perfetta. Non serve a niente complicare gli invii verso paesi che sono buoni riciclatori mentre non risolve la questione dell’applicazione delle regole presso quelli che accettano i rifiuti a prezzi più bassi…

Giustiniano

31 giugno 2021

 

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