Nel referendum del  2 giugno 12.717.923 persone – il  54,3% degli elettori – scelgono la repubblica. Alle elezioni per l’Assemblea costituente la DC conquista il 35,2%, il PSI il 20,7, il PCI il 18,9 e i fascisti dell’ »Uomo Qualunque » il 5,3 c%. Dopo la vittoria sugli occupanti tedeschi e i fascisti alla fine di aprile 1945, si verificano aspri scontri, con alterne vicende, fra le forze antifasciste guidate da comunisti e socialisti e la reazione. Si tratta di eliminare le basi politiche ed economiche del fascismo dall’ordinamento democratico e antifascista del dopoguerra. Il fattore decisivo della lotta di classe è il PCI – uscito dalla Resistenza antifascista come la forza politica più numerosa ed influente  con i suoi due milioni di militanti -  in sostanziale accordo con il PSI, al quale è legato da un Patto d’azione dal 1934. Il segretario del PCI, Togliatti, sostiene una ristrutturazione democratico-antifascista attraverso il parlamento. Il socialismo non è all’ordine del giorno, ma piuttosto il ridimensionamento del grande capitale e degli agrari mediante nazionalizzazioni e riforma agraria.  Sostenuti dagli occupanti americani, capitalisti e monarchia respingono queste rivendicazioni. Nel maggio del 1945 il « Allied Military Government of Occupied Territories » (AMGOT) accetta le richieste di democristiani e liberali e disarma i partigiani, privando del loro più importante sostegno i Comitati di Liberazione Nazionale, che esercitano di fatto il potere nell’Italia del nord e vi hanno avviato riforme democratiche.

Nel giugno 1945 l’AMGOT scioglie l’ »Alto Commissariato per il perseguimento dei crimini del regime”. L’epurazione nella funzione pubblica cessa.» Un anno dopo, il 22 giugno 1946, seguirà un’amnistia. La maggior parte dei 20-30.000 processi avviati è interrotta, oltre 11.000 sentenze sono cassate. Torna in libertà perfino il capo della famigerata X Mas, Junio Valerio Borghese, condannato come criminale di guerra per l’assassinio di almeno 800 partigiani, sebbene l’amnistia stabilisca che i fascisti che hanno esercitato « importanti funzioni politiche o militari » ne vengano esclusi. Il 21 giugno 1945 il presidente del Partito d’Azione, Ferruccio Parri, sostituisce il liberale Ivanoe Bonomi. Il presidente della Bank of America, l’italo-americano Amedeo Giannini, chiede le dimissioni di Parri in cambio di « aiuti finanziari » all’Italia. DC e liberali provocano una crisi di governo. Il 10 dicembre 1945 De Gasperi succede a Parri. DC e PSI restano nel governo allo scopo di bloccare la progressione della destra e difendere le basi della Resistenza antifascista.

Il 10 marzo 1946 si svolgono le prime elezioni dopo la fine della guerra in 5.722 dei 7.294 Comuni. La DC conquista il 50% dei voti, mentre PCI e PSI ottengono il 40%. Divampa la battaglia per la repubblica. Per il referendum monarchia-repubblica e le contemporanee elezioni all’Assemblea costituente è fissata la data del 2 giugno 1946. I monarchici, sostenuti dai fascisti e dal Vaticano, scatenano una campagna violentissima. Contravvenendo all’accordo del 1944,  il 9 maggio 1946 Umberto di Savoia è proclamato re. I liberali si pronunciano per il mantenimento della monarchia e la reintroduzione delle strutture statali prefasciste. Gran parte dei 10.710.284 elettori che scelgono la monarchia sono democristiani. Umberto rifiuta di accettare la sconfitta. Soprattutto nel sud, dove la maggioranza ha votato per la monarchia, monarchici e fascisti scatenano scontri sanguinosi per ottenere l’annullamento del referendum per pretese « irregolarità ». Quando comunisti e socialisti organizzano manifestazioni di massa per la repubblica, Umberto si rifugia nel Portogallo fascista, da dove continua a tramare contro la repubblica, alla quale la sua famiglia, bandita dall’Italia, resta ostile. La prima seduta dellaz Costituente si svolge il 25 giugno 1946 per elaborare la Costituzione italiana…

Giustiniano

7 giugno 2021

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