In Cina sanno « tutto di noi mentre noi non sappiamo neppure quello che non sappiamo della Cina », lamenta nel novembre 2020 un commentatore sul quotidiano della Confindustria tedesca. L’Occidente soffre di « ignoranza asimmetrica », pericolosa nella lotta contro la Cina, suo « simmetrico rivale ». Chi volesse colmare qualche lacuna puo’ leggere « Feindbild China » (« Lo spauracchio cinese »), di Uwe Behrens, per ora disponibile solo in tedesco. L’autore è un esperto di trasporti, formato nella Repubblica democratica tedesca (DDR), attivo in Cina presso un’impresa di logistica dal 1990 al 2017. Il libro è scritto in uno stile scorrevole, Avendo vissuto la politica di riforme economiche da vicino in una joint venture di una delle prime zone economiche speciali, Behrens puo’ dissipare alcuni diffusi pregiudizi : « l’interesse cinese, ed è qui che sbagliano gli investitori stranieri, non è nel sostegno e rafforzamento delle concorrenza. Le riforme introdotte da Deng aprono il mercato quanto basta. L’abbandono del controllo dell’economia non era e non è in programma. » Behrens traccia un parallelo con il « Nuovo sistema economico di pianificazione e direzione » della DDR degli anni 60.

Sebbene nel frattempo sia consentita l’impresa privata, le aziende cinesi più grandi continuano ad essere State Owned Enterprises (SOE). Servono anzitutto al mantenimento delle infrastrutture pubbliche. Secondo Behrens, l’importanza dell’impresa privata è sopravvalutata : « l’economia cinese non è né capitalista né socialista, è un ibrido. » Sebbene anche le SOE possano operare in modo largamente indipendente, non hanno l’obbligo di realizzare il massimo profitto possibile, ma quello di garantire la stabilità sociale e l’approvvigionamento di base, una delle,ragioni per cui le infrastrutture pubbliche sono in Cina mediamente migliori di quelle occidentali.

In tutte le imprese cinesi – a partire da una certa taglia – sono presenti istanze del partito che servono sia alla realizzazione di prescrizioni statali che alla rappresentanza dei lavoratori e al controllo del rispetto del diritto del lavoro. Nelle imprese private molte proteste sono dirette da queste organizzazioni di fabbrica del partito e, non solo per questo, « la Cina è nel frattempo uno dei paesi dove si sciopera di più nel mondo. » Behrens sorvola sul rischio che l’introduzione di meccanismi dell’economia di mercato comportino il ristabilimento di un capitalismo incontrollabile, limitandosi a sottolineare alcune novità, come l’abolizione dell’obbligatorietà della Joint-Venture nel progetto di nuovo trattato sugli investimenti fra Cina e UE o l’introduzione nella Costituzione, dal 2004, della protezione della proprietà privata e dei diritti patrimoniali.

Behrens contesta, documentando le sue affermazioni, le menzogne dei media occidentali, secondo le quali la Repubblica popolare sarebbe un Stato di polizia, e la favola del genocidio degli uiguri del Sinkiang, regione nella quale lui stesso ha viaggiato a lungo. Il progetto della « Nuova Via della Seta », ufficialmente « Belt and Road Initiative », una rete globale di itinerari commerciali, rappresenta il più grande programma infrastrutturale della storia. Behrens esprime qualche dubbio sulla « trappola del debito » per i paesi africani e un supposto espansionismo cinese. Tuttavia la Cina, il cui bilancio della Difesa è di 261 miliardi di dollari, spende in armamenti meno degli Stati europei della NATO (279 miliardi) o degli USA (oltre 730 miliardi). E anche le attività della Repubblica popolare nel Mar della Cina sono « reazioni all’aumento delle manovra militari degli USA nell’area »…

Giustiniano

15 giugno 2021

 

 

 

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