Il 20 e 27 giugno saranno eletti in Francia i Consigli regionali e quelli dipartimentali nelle 13 regioni e nei 101 dipartimenti. Dal 2016 le regioni sono passate da 22 a 13. Le loro competenze sono limitate. Possono prendere solo decisioni riguardanti il loro territorio in materia di sviluppo e promozione dell’economia locale, la gestione delle reti ferroviarie regionali, la costruzione e manutenzione di strade, scuole, case popolari e l’assistenza ai nullatenenti e ai diversamente abili. I loro mezzi per assolvere a questi compiti vengono da imposte locali e da trasferimenti dal bilancio statale, la cui entità dipende dal numero di abitanti.

In 7 delle 13 regioni francesi hanno governato durante il mandato che sta per scadere esponenti dell’opposizione conservatrice dei « Republicains » o dei centristi loro alleati, in 5 i socialisti e in Corsica i nazionalisti. Tre degli attuali presidenti regionali conservatori hanno sfruttato il loro mandato per conquistare un profilo politico nazionale e ambiscono a sfidare da destra Emmanuel Macron alle prossime presidenziali del 2022. Sono Xavier Bertrand nella regione settentrionale « Haut-de-France », Valérie Pécresse nell’Île-de-France(Parigi) e Laurent Wauquiez nella regione meridionale Auvergne-Rhône-Alpes.

Nelle precedenti elezioni i neofascisti del Rassemblement National non hanno conquistato nessun dipartimento o regione. Ci sono sindaci neofascisti in 3 città con più di 50.000 abitanti e in 10 comuni più piccoli. Il movimento non ha potuto dimostrare le sue capacità di governare, ma ha orientato il dibattito politico nelle elezioni regionali imponendo i suoi temi preferiti : la mancanza di sicurezza e l’immigrazione illegale, senza preoccuparsi del fatto che le regioni non hanno alcuna competenza nelle questioni relative alla sicurezza. Il Rassemblement Natiopnal prepara cosi’ la candidatura della sua presidente, Marine Le Pen, perché i problemi della sicurezza e degli stranieri domineranno le presidenziali dell’anno prossimo. Anche la sinistra ha dovuto occuparsene, aggiungendo il tema della disoccupazione o quello delle carenze del sistema sanitario, che toccano molti francesi con la crisi del Covid-19. I problemi regionali sono trascurati, meno che in Corsica, dove i nazionalisti presentano un bilancio disastroso, attribuendone pero’ tutta la colpa al governo di Parigi.

Il movimento « La République en marche » fondato nel 2016 da Macron, che ha la maggioranza in parlamento dalla sua elezione nel 2017, è centrato su Parigi e non è radicato in provincia, dove non ha alleati né fra la destra conservatrice né fra la sinistra e puo’ solo aspettare la nuova distribuzione delle forze che uscirà dalle urne. Per sabotare la rielezione di presidenti di regione conservatori, Macron ha contrapposto loro ministri di successo della « République en marche » come candidati. Ma il successo di questa manovra è debbio. I problemi centrali sono il risultato dei neofascisti e l’eventuale formazione per contrastarli, al secondo e decisivo turno, di un « fronte repubblicano » delle forze democratiche. La cosa potrebbe diventare difficile, dato che dopo le elezioni precedenti la sinistra si è divisa in numerose formazioni, con profonde differenze d’opinione, e il tentativo di unirle appare arduo.

Anche a destra c’è una frammentazione delle forze, con l’ulteriore problema della disponibilità di alcuni politici regionali a trattare con i neofascisti. Per il momento la direzione del partito conservatore respinge queste iniziative e le punisce perfino con l’espulsione. Ma è impossibile prevedere fino a quando questa linea sarà applicata…

Giustiniano

16 giugno 2021

 

Print Friendly