Dalla manifestazione contro l’Agenzia europea Frontex, simbolo della militarizzazione della lotta contro le migrazioni, all’adozione di una Carta mondiale, sull’isola di Gorée, i migranti hanno fatto sentire la loro voce al Forum sociale di Dakar. Instancabilmente hanno ricordato l’insostenibile realtà : dal 1988 più di 14.000 migranti sono morti alle porte dell’Europa.Marcel Amyeto ha lasciato la Repubblica democratica del Congo per motivi politici. Si é ritrovato in Marocco, dove l’Alto commissariato dei rifugiati (HCR) gli ha riconosciuto lo statuto di rifugiato. Nel 2008, nell’ambito dei suoi studi sulle tecniche audiovisive, decide di realizzare un documentario sulla sorte dei migranti alla frontiera fra il Marocco e la Mauritania. Sulla strada che porta da Rabat ad Agadir dei poliziotti – che fermano sistematicamente tutti i Neri – lo controllano e gli comunicano che lo Stato marocchino non riconosce la validità del suo titolo di rifugiato.Marcel viene messo in prigione per diversi giorni nella città di Dakhla. Prima di essere espulso. Non in Congo, costerebbe troppo allo Stato marocchino, ma nel deserto : in una « zona neutra » che non é sotto la giurisdizione marocchina né quella mauritana. D’altronde questa zona, popolata da contrabbandieri e trafficanti, é stata ribattezzata « Kandahar » come la regione dell’Afghanistan dominata dai talebani.Espulso nel desertoQuesta zona é estremamente pericolosa. Oltre alla grande violenza che possono dimostrare i trafficanti, parecchie mine anti-uomo sono sparse nel terreno. Nei sette giorni passati in questa zona Marcel ha visto morire una giovane donna nigeriana e il suo bambino, uccisi da una mina. 14.921 migranti sono morti alle frontiere dell’Europa dal 1988. Di questi, 10.925 nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico. Marcel Aymeto é sopravvissuto al suo soggiorno a « Kandahar ». E’ potuto tornare in Marocco, farvi riconoscere il suo statuto di rifugiato e venire a presentare il suo collettivo di associazioni di migranti al Forum sociale mondiale di Dakar.Il 10 febbraio scorso il giovane congolese e quasi 400 altri partecipanti hanno iniziato a Dakar una marcia contro Frontex. Nel corteo uno striscione riporta l’immenso elenco dei 14 000 migranti morti alle frontiere dell’Europa. Creata nel 2004 per gestire le frontiere esterne dell’Europa, l’agenzia Frontex ha fatto si’ che Marcel Aymeto errasse nel deserto e che numerosi migranti che vi si sono rifugiati morissero. Quest’agenzia dovrebbe occuparsi « della cooperazione operativa fra gli stati membri in materia di gestione delle frontiere esterne », formare guardie di frontiera nazionali e seguire le questioni «che rivestono un interesse per il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne ».Militarizzazione della lotta contro le migrazioni Ma Frontex non si limita a « gestire le frontiere esterne » dell’Unione europea dalle coste europee. Agisce anche dalle coste dell’Africa, in particolare del Senegal, con il quale Frontex ha firmato un accordo di « cooperazione ». Con la collaborazione delle autorità senegalesi, delle navi « militari » europee, che agiscono nel quadro di Frontex, ispezionano direttamente le imbarcazioni dei migranti. Spesso con conseguenze mortali : dei migranti muoiono, annegano, spariscono lontano dagli sguardi.Questa capacità di Frontex di proiettarsi oltre le acque europee è resa possibile dai suoi immensi mezzi : un bilancio di più di 88 milioni di euro nel 2009, 21 aerei, 25 elicotteri e 113 navi armate… « Combattere Frontex è combattere la militarizzazione della lotta contro le migrazioni e rifiutare che il Nord diventi una fortezza che nega tutti i diritti ai migranti », spiega Mamadou Diop Thioune, presidente del Forum permanente della pesca artigianale in Africa. E’ impegnato in questa mobilitazione anche perché le navi di Frontex confondono spesso le barche dei pescatori con quelle dei migranti…Una Carta mondiale dei migrantiQuella dei diritti dei migranti é una delle questioni più importanti affrontate al Forum sociale di Dakar. Dal 3 al 4 febbraio si é svolta la Conferenza mondiale dei migranti, sull’isola di Gorée. Un luogo simbolico dello schivismo, al largo di Dakar, da dove partivano delle navi europee piene di donne e di uomini neri, costretti alla schivitù nelle Americhe. I 300 partecipanti hanno adottato su quest’isola una Carta mondiale dei migranti. Frutto di un processo iniziato nel 2006, questa Carta proclama una serie di diritti in favore dei migranti. Riafferma che « sono oggetto di politiche ingiuste », alle quali si tratta di opporre il « diritto alla libertà di circolazione e di insediamento » su tutto il pianeta.Jelloul Ben Hamida, coordinatore dei lavori, ricorda l’opposizione delle organizzazioni dei migranti a « ogni forma di restrizione degli spostamenti » : ai visti ed altre formalità amministrative, ma anche alle stesse frontiere. Questa Carta rappresenta un’innovazione. Una prova che la società civile é capace di elaborare proposte concrete. Adottata fra gli applausi, la Carta rappresenta il « sogno di Gorée » per molti migranti.Un « passaporto universale » per tutti i firmatari ?Malgrado il simbolo e l’entusiasmo dei partecipanti, molti interrogativi restano sulla portata di questa Carta. Solo le « persone migranti » possono essere firmatarie della Carta, cioé le persone che hanno « lasciato la loro regione o il loro paese, perché obbligate o per loro volontà, in modo permanente o temporaneo, per un’altra parte del mondo ». Come puo’ questa Carta avere un impatto se è firmata solo da coloro che sono direttamente vittime di politiche migratorie ? Perché non aprirla ad altre organizzazioni ? O a collettività territoriali, come é stato chiesto da alcuni partecipanti ? Come stabilire un rapporto di forza con gli Stati, se i firmatari sono solo i migranti ?A parte la domanda « di profondo rinnovamento della concezione della territorialità e del sistema di governance mondiale » pochi nuovi diritti sono proclamati. E’ un peccato che la Carta non si pronunci chiaramente sulla questione delle migrazioni ecologiche. Mentre le crisi climatica ed energetica e la perdita di biodiversità si accelerano ed il numero di migranti ecologici dovrebbe superare i 50 milioni da qui al 2050. Alla fine della conferenza viene fatta una proposta per dare più forza alla Carta : ogni firmatario potrebbe disporre di un « passaporto universale ». Un modo per i migranti di provare che sono firmatari della Carta e poter invocare, in caso di bisogno, i diritti menzionati da questa Carta.Eros Sana, Bastamag 14 febbraio 2011Tradotto dal francese da Giustiniano Rossi

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