Sciopero della fame al CRA, Centro di Ritenzione Amministrativa (cosi’ si chiamano i CIE in Francia) di Vincennes, secondo quanto segnalato da Christian Laruelle, dell’Associazione servizio sociale familiare migranti (Assfam) « Sembra che sia in atto uno sciopero della fame a Vincennes nel CRA 1 (una delle unità del Centro, NdR)  dal 24 febbraio, dopo che un « trattenuto » sarebbe stato oggetto di violenze ». Laruelle ha aggiunto che « Non si sa quanti sono » ed ha precisato che le due altre unità del centro « funzionano » normalmente. Per l’associazione SOS-Sostegno ai sans papiers, due « nuclei di scioperanti » sono mobilitati da quattro giorni nel centro di Vincennes dopo che un « trattenuto » é stato « pestato » dalle forze dell’ordine, come ha dichiarato una delle sue portavoce, Solange Odiot, che ha aggiunto « Non sopportano più la loro situazioneSecondo la prefettura di polizia di Parigi, che considera che questo movimento non ha « nulla di eccezionale » « Ci sono alcuni « trattenuti » che tentano di attirare l’attenzione smettendo di alimentarsi e che provano a convincere gli altri a seguirli » e « viene formalmente smentito » qualunque atto di violenza da parte di funzionari di polizia, anzi, come ha riferito un portavoce « Al contrario, un « trattenuto » ha segnalato di essere stato oggetto di violenze da parte di altri « trattenuti » ed é stato trasferito in un’altra unità per garantire la sua protezione »Non é la prima volta che episodi del genere si verificano nel CRA di Vincennes : alla fine di giugno 2008 i circa 250 « trattenuti » del centro avevano parzialmente incendiato i locali per protestare contro la morte di un tunisino senza documenti all’interno dell’edificio ed all’inizio di agosto dello stesso anno due camere del CRA di Mesnil-Amelot (dipartimento Seine-et-Marne) erano state incendiate. Più che la notizia, che  viene riportata dal quotidiano Libération, fa impressione la reazione dei suoi lettori, tenendo conto che il quotidiano, fondato con il concorso di Jean-Paul Sartre nel 1973 e passato dall’estrema sinistra all’area socialdemocratica prima cadere sotto il controllo di Edouard de Rothschild, é tuttora considerato di opinioni progressiste.Uno chiede « Che si butti fuori tutta questa gente subito e senza indennità alcuna », un altro consiglia « Di tenerli in prigione finché non confessano la loro nazionalità », un terzo sollecita « La rapida restituzione al mittente . Coloro che hanno distrutto i loro documenti devono essere rispediti nella loro regione d’origine più probabile ed una compensazione finanziaria deve essere accordata ai paesi che si impegnano a riceverli». Un tale propone « Un piccolo couscous e via al paese. Perché l’Europa dovrebbe accogliere tutta la miseria del mondo ? Provate ad entrare in Cina e vedrete esaminare il vostro passaporto con una lente. Spazziamoli via, sono disertori che se la squagliano invece di prendere le armi per difendere il loro paese o gente indottrinata omofoba. Quando li vedo a Calais, puzzolenti e reazionari ! E gli immigrati che hanno fatto file interminabili per avere dei documenti e pagato una carta di soggiorno (e talvolta una cauzione di rimpatrio) possono fare lo sciopero della fame ? No ! Per loro c’é « chiudi il becco e paga le tasse », un altro si chiede « sarà applicata la legge ? Ritorno nel paese d’origine, bisogna lanciare un messaggio forte perché si prevedono almeno 500 000 immigrati dopo gli avvenimenti nel Maghreb.. ». Ma non é finita : secondo un certo Maxin « il problema é identificare i clandestini per il ritorno nel loro paese, bruciano i documenti una volta in Europa e non hanno carte d’identità addosso per cui é impossibile sapere da dove vengono. Non é grave. Li si mette in prigione a fare un lavoro di interesse generale perché non gravino sul bilancio dello stato »…Se questa é la reazione dei lettori di un quotidiano francese di « sinistra », figuriamoci quello che si puo’ leggere su quelli di destra : l’impressione é che un misto di paura, odio, ignoranza abbia ormai conquistato larghissimi settori della cosiddetta opinione pubblica – cioé noi tutti –  sapientemente manipolata da media che non esistano a falsificare la storia contemporanea per salvaguardare il potere di classi dominanti che, oltre ad essere proprietarie dei mezzi di produzione, posseggono oggi anche quelli di comunicazione.Giustiniano Rossi

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