Sul sito Internet Foreign Policy, il giornalista e blogger Issandr-el-Amrani scrive : «Ridere dell’oppressione é stata una parte essenziale della vita degli egiziani dall’epoca dei faraoni. La barzelletta di base, che trasgredisce le regole, resta sempre press’a poco la stessa : i nostri leaders sono degli idioti, il nostro paese é un bazar, ma almeno nello scherzo siamo insieme ». Molto prima del 25 gennaio di quest’anno, data che ha segnato l’inizio della rivolta, le noktas, cioé le barzellette politiche apprezzate dagli egiziani, erano diffusissime e vi si rideva del rais per la sua rassomiglianza con la mascotte della Vache qui rit (famoso formaggio francese, NdA), tanto che molti manifestanti ne hanno ripreso la caricatura, che si poteva vedere sui cartelli in piazza Tahrir, cuore della contestazione.In Tunisia l’umorismo, già largamente diffuso sotto la dittatura dell’ ex presidente Zine El-Abidine Ben Ali’, che i tunisini chiamavano Ben à vie (Ben a vita) é diventato uno uno degli sport più popolari e si é sviluppato enormemente nel corso delle ultime settimane, in un primo tempo per esprimere l’indignazione davanti alla violenza della repressione abbattutasi sui manifestanti, in seguito per prendere le distanze dalla situazione e non perdere la bussola. Un esempio di humour nero di quei giorni era la fotografia di un uomo con il cervello spappolato, diffusa su Facebook, commentata da un internauta « Fuga dei cervelli » : secondo la psichiatra Myriam Larguèche questo umorismo é “una delle particolarità della società tunisina ma dipende anche da meccanismi di difesa più universali davanti a situazioni insopportabili, indicibili ».Quando, nel suo discorso del 13 gennaio, Ben Ali’ annunciava la riduzione dei prezzi dei generi alimentari di base, la foto di un uomo in strada, in una pozza di sangue, era commentata  cosi’ su Facebook : « Peccato, non potrà usufruire della riduzione dei prezzi » oppure « Zucchero : in grande quantità, latte : in grande quantità, libertà : 404 not found » (404 era il messaggio « errore » delle pagine disattivate  sul web), ma anche « I prezzi dello zucchero sono scesi, che bello !, la gente passerà la notte a depilarsi » (in Tunisia, la stessa parola indica lo zucchero e la cera orientale). Sulla crisi si scherzava cosi’ « Il primo giorno i tunisini erano terrorizzati dalle pallottole, il secondo le contavano, il terzo si chiedevano : ‘Ma dove sono le pallottole’ ? » e la risposta ai discorsi del presidente, quando annunciava, il 10 gennaio, la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il licenziamento del suo ministro degli Interni, era « Primo posto di lavoro creato : ministro degli Interni. Restano da occupare 299 999 posti … Yes we can ! » oppure « Attenzione, i francesi cominceranno ad emigrare clandestinamente in Tunisia per trovare lavoro ».Il 14 gennaio, fioccavano su Facebook i commenti sulla fuga di Ben Ali’ : « Ben Ali’ vola (voler, in francese, significa volare ma anche rubare), come sempre », « Ben Ali’ SDF (Senza Fissa Dimora, in questo caso Senza Fissa Dittatura) » oppure “In vendita, causa partenza, banche, scuole, compagnie aeree e di navigazione, operatori telefonici fissi e mobili, quattro radio, castelli, terreni, immobili, una tigre, un aereo. Rivolgersi a Trabelsi 07 11 1987. Prezzo da convenire » [i Trabelsi, la famiglia della moglie di Ben Ali’, sono diventati il simbolo della corruzione del suo regime, NdR]. E, per finire, molti internauti lanciano un appello perché il prossimo presidente tunisino sia « calvo, impotente e orfano » per evitare di sposare una parrucchiera (la professione esercitata dalla seconda moglie di Ben Ali’, Leila Trabelsi, prima di incontrarlo).E in Libia ? A Bengasi ed in altre città della Libia orientale non ci sono manifestazioni senza la caricatura di Gheddafi, corredata da « Wanted » o rappresentato come un animale, generalmente un cane o un maiale, per smitizzare l’immagine di un uomo al potere da più di quarant ‘anni, presente con la sua effigie ovunque. Quale sarà il seguito dell’ondata che ha già travolto Egitto, Tunisia e Libia, gli Emirati arabi e lo Yemen e rischia di investire l’Algeria, il Marocco, la Siria, l’Iran non é facile da prevedere e le cancellerie occidentali sono già a lavoro perché cambino i musicanti ma non la musica, terrorizzando l’opinione pubblica con apocalittiche previsioni di milioni di profughi, drammatici scenari di penuria e rincaro di materie prime, alimentando l’insicurezza negli Eldorado della democrazia come l’Italia di Berlusconi o la Francia di Sarkozy, un capitale sempre fruttifero in occasione delle competizioni elettorali.Ricordate il colloquio telefonico fra la mamma ottantenne in un paesino della Sicilia ed il figlio ? « Era più tranquilla » mi ha detto « perché stavano per arrivare i militari. Quali militari ? » le ho chiesto « I soldati, quelli dell’esercito » « Ma chi te l’ha detto ? » « La televisione » « Ma non arriveranno mai nel nostro paese » « Invece si’, la televisione l’ha detto » E perché sei più tranquilla ? » « Perché cacceranno gli zingari che rubano i soldi e anche i bambini » « Ma non ci sono mai stati zingari da noi » « No, ma sono pericolosi e rubano tutto » « Mamma, hai mai visto uno zingaro nella tua vita ? » « No, pero’ la televisione dice che sono pericolosi, ma adesso che arrivano i militari mi sento rassicurata » « Da noi pero’ c’é la mafia » « Si’, ma quelli li conosciamo, sono del paese ! »« Una risata vi seppellirà » era ed è uno dei più famosi e più attuali slogan del 1968, che non ha perso nulla della sua validità, in Europa come nel mondo arabo ed in America, in Asia od in Australia, fra uomini e donne che solo gli ignoranti e gli imbecilli continuano a catalogare secondo razze o altre inesistenti ed assurde classificazioni.Giustiniano Rossi

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